Un nome che profuma di tartufo, Acqualagna, paese fortunato dove si concentra una ben sostanziosa porzione di tutta la produzione dell’Italia centrale.
Ma non solo meta gastronomica. una natura ricca e suggestiva fa da cornice a tesori d’arte e di storia. Del resto, Acqualagna, è l’erede dell’antico insediamento romano di Pitinum Mergens, distrutto dai barbari di Alarico.
I superstiti – la cui tenacia è stata magicamente tramandata a chi oggi vive lì – non lasciarono quelle terre e nel Medioevo costruirono il Castello di Montefalcone, attorno al quale poco alla volta ha preso forma lo straordinario borgo che oggi è tra le capitali del tubero più pregiato al mondo.
Una favolosa zona da visitare per le mille bellezze che riserva: la chiesa parrocchiale di Santa Lucia, il Santuario del Pelino, la Chiesa di San Vincenzo al Furlo, la chiesa della Madonna del Pietriccio, la chiesa di Santa Maria Nuova, il castello di Niro, la Villa di Colombara…
Il richiamo turistico è però naturalmente amplificato dall’imminente Fiera Internazionale del Tartufo che si terrà ad Acqualagna in questo mese di ottobre dal 25 al 31 e, poi, a novembre in distinte date 1,7,8,14 e 15…
Ne abbiamo parlato con il suo primo cittadino, Pier Luigi Grassi.
Sindaco, lei sta presentando la 61ª edizione di questa fiera che, potremmo dire, non ne avrebbe neanche bisogno perché ha un rilevo ormai internazionale come provano il numero dei visitatori.
“Sì, questo è vero, però noi ci siamo dati una regola di comportamento: vogliamo coniugare tre aspetti che sono il recupero della tradizione, della memoria di chi l’ha costruita, l’ha pensata, l’ha creata 61 anni fa in un momento in cui i comuni, quelli piccolini, facevano difficoltà.
la videointervista a Pier Luigi Grassi, sindaco di Acqualagna
Acqualagna aveva una grossa produzione di tartufi. Questi tartufi prendevano la via di Alba.
Poi in Alba avevano un prezzo diverso, quindi lì c’era la commercializzazione anche dei nostri. L’allora sindaco con cui ho collaborato per 15 anni ha avuto l’intuizione: insieme ad altre persone, ed anche la famiglia Urbani, di cominciare anche noi, a fermarsi qui con i tartufi nostri e cercare di valorizzare e fare conoscere il nostro prodotto. E lì è nato il tutto.”
Pier Luigi Grassi
“Questo perché c’era la voglia di uscire dall’anonimato, la voglia di riscatto dell’entroterra, anche perché erano periodi più difficili negli anni 60, negli anni 70. Insomma era un momento in cui cresceva anche la voglia di uscire dall’anonimato.
Quindi noi seguiamo quella tradizione, poi ci vuole l’innovazione perché gli argomenti ormai sono tanti che si intersecano sul nome, sull’oggetto, sul prodotto tartufo. La tutela ambientale ci porta a discutere anche della tartuficoltura che è uno dei segnali di speranza perché questo prodotto si mantenga come produzione, perché i cambiamenti climatici influiscono in maniera negativa, però diciamo che la natura in qualche modo ci offre delle alternative. Probabilmente la stagione si allungherà e questo forse non è neanche un male perché probabilmente ci si avvicinerà col massimo della produzione verso la fine di novembre, anche l’inizio di dicembre, quindi quasi alle feste natalizie. Qui potrebbe essere l’occasione anche per trovare il modo di promuovere anche dei prodotti regalo per il Natale, quindi non tutti i mali vengono per nuocere”.
A livello qualitativo invece e non solo quantitativo che cosa vi aspettate invece per quest’anno?
“La produzione sta cominciando piano piano a crescere, è un processo lento perché si aspettano le piogge, quelle piogge che provocano la crescita. Adesso il prodotto non è di grosse pezzature, lo abbiamo visto, però diciamo che la qualità del tartufo di Acqualagna è riconosciuta.
Poi la conformazione del tartufo così brozzolato con queste scavature è sintomo, segno che quello è il prodotto locale perché questo è un terreno che rispetto a quello di Alba è molto breccioso, quindi il tartufo prende la conformazione del terreno.
Quello è uno dei segni che questo è un prodotto locale”.
Questa è una bella garanzia, così come quella della tutela e dell’attenzione ambientale. Lei diceva poco fa non basta solo un uomo e un cane?
“Oh, esatto. Fino a poco tempo fa, diciamo così, era molto folcloristica la cosa, però non aveva il respiro che adesso noi ci aspettiamo. Noi lavoriamo anche in prospettiva, con il coinvolgimento delle scuole perché, secondo me, lavorare sulle scuole, sui ragazzi piccoli, anche dalle elementari in poi, introducendoli a un concetto di tutela ambientale, recupero di spazi incolti, piantare delle piante… se poi fanno il tartufo, bene, ma se non lo fanno comunque hanno piantato delle piante, quindi hanno creato un futuro sicuramente di un ambiente più sano.
Il futuro immediato è quello della tavola. Lei come mangia il tartufo?
Sulla pasta, sull’uovo ?
“No, io dico la verità, a me sulla pasta piace molto. Sull’uovo un po’ di meno, però mangio anche quello perché dipende come viene cucinato.
E’ ottima la frittata con il tartufo nero. Anche il tartufo nero ha una sua dignità, non è parente povero del tartufo bianco, ma ha la sua dignità.
A tavola. si usa in un certo modo, diverso dal bianco, bianco e lamellato sopra i piatti. Il tartufo nero è più facilmente inserito nella ricetta, dentro con gli ingredienti, però secondo me sono entrambi i due aspetti della stessa medaglia”.
Ci sono qui con voi, che fanno parte proprio della fiera e della presentazione, anche cuochi che non sono italiani, ma sono appunto di rilievo internazionale. Lei che differenza nota?
“Sul piano gastronomico l’Italia, la cucina italiana ha ottenuto un riconoscimento UNESCO” come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Diciamo che gli italiani segnano molto.
Adesso noi aspettiamo i cuochi ungheresi, vediamo, è una sfida. Al di là di tutto, sono prodotti, sono piatti che sono frutto della tradizione, quindi noi dobbiamo rispettare, perché l’importante di questi rapporti è entrare in sintonia anche con gli aspetti culturali e sociali degli altri Paesi dell’Europa. Loro probabilmente hanno molto da imparare da noi e noi siamo disponibili anche ad offrire tutte le conoscenze per questo”.













