Uno dei mestieri più affascinanti è sempre stato il guardiano del faro, un personaggio che non faticava a solleticare la fantasia mescolando la solitudine a momenti avventurosi fatti di cataclismi naturali, tesori nascosti, naufraghi e criminali in fuga che approdano sugli scogli.
Negli anni 60 la RAI realizzo una piccola serie televisiva di quattro puntate che hanno celebrato il fascino di chi viveva su un’isola deserta, aveva solo una radio ricetrasmittente per restare in contatto con la terraferma, aspettava i periodici rifornimenti di cibo e poche cose di prima necessità, temeva le burrasche che potevano mettere in difficoltà chi navigava da quelle parti.
un episodio de “I racconti del faro”
E’ evidente, quindi, che il faro ce lo si immagina – da generazioni a generazioni – arroccato in posizione dominante a pochi metri dalle onde…
Conosco tanta gente cui non piace il mare, addirittura un vecchio ufficiale “gabelliere” che non lo sopporta “perché puzza di pesce”. Forse questa bizzarra indicazione turistica di AndandoVedendo è dedicata a quelle persone e smentisce lo stereotipo di un contesto fradicio d’acqua per i cavalloni che si infrangono sulle rocce su cui poggia la costruzione del faro.
Nel cuore delle steppe di Astrakhan, infatti, c’è un vecchio faro che oggi si trova a quasi trenta chilometri di distanza dalla costa del Mar Caspio. In pratica l’unico faro che svetta nel deserto.
Chi viaggia in Russia può scegliere come meta senza dubbio insolita, un faro che è così lontano dal mare da non poterlo vedere nemmeno salendo sulla sommità di della costruzione in mattoni che si alza di 20 piani in un allucinante scenario in cui l’aridità sembra andare ben oltre l’orizzonte.
il faro di Petrovsky in mezzo al deserto
A questo punto è fin troppo legittimo domandarsi cosa ci faccia un simile gigantesco manufatto in un posto non proprio ideale per la tipologia di edificio.
L’anomalia architettonica del faro di Petrovsky può lasciare stupefatti ma questo non significa che abbia una sua spiegazione certamente plausibile. Occorre salire sulla macchina del tempo e fare un salto nel 1741 dove si scopre che è lo zar Pietro il Grande a commissionare la realizzazione del faro e che quel punto era – all’epoca – proprio affacciato sul mar Caspio con tanto di isole che ospitavano un porto in cui le navi potevano attraccare.
Si racconta che il faro, originariamente costruito in legno, crollò più volte nel corso di violente tempeste che ciclicamente affliggevano quella costa. Solo nel 1876 il faro fu realizzato in mattoni e attrezzato con scale in ghisa e robuste piattaforme di osservazione che ancora oggi resistono al tempo.
Le acque del Mar Caspio si stavano ritirando da tempo e all’inizio del secolo scorso, la profondità dell’acqua nella zona era diventata tale da costringere alla chiusura del porto. Il faro di Petrovsky continuò a funzionare fino al 1930, anno in cui il Mar Caspio si ritirò completamente per lasciare il posto alla leggenda e alla fantasia.
Il faro nel deserto di Astrakhan divenne sede di una piccola stazione radio negli anni ’90, ma da quando smise di funzionare come faro negli anni ’30, è rimasto chiuso diventando una insolita attrazione turistica.
un video che guida anche all’interno del curioso faro nel deserto














