Conosce gli strumenti, le strategie, l’organizzazione di eventi e conferenze, sa miscelare gli ingredienti della professionalità con una gran dose di affabilità Stefano Carboni, comunicatore del settore agroalimentare ed enogastronomico nonchè docente di Sociologia dei comportamenti alimentari all’università di Tor vergata. E proprio da questa attività d’insegnamento prende le mosse quello che, sulle prime, sembrava essere un libro indirizzato esclusivamente ai propri studenti “La Comunicazione nel Food e Wine”.
Ma questo manuale che indaga tra le sfaccettature del mondo della comunicazione, dai media, agli uffici stampa al mondo digitale si è trasformata in una sorta di atlante, di bussola di orientamento anche per tutti coloro che si occupano di comunicare, dai giornalisti, agli influenzer, agli stessi consumatori.
Non una sorta di guida, dunque, ma il racconto di una passione nel raccontare e dare valore anche e soprattutto al “cosa c’è dietro”, alla ricchezza della tradizione alimentare, alla varieta dei territori, all’identità di un patrimonio unico come quello italiano che vanta numeri da record nel food, nel wine e nel lavoro prezioso degli attori delle imprese del settore.
la videointervista a Stefano Carboni, autore de “La comunicazione nel Food & Wine”
La comunicazione nel food e wine non è solo un libro che vuol essere un manuale teorico. Anzi! Stefano Carboni l’aveva, all’inizio, pensato per gli studenti dei suoi corsi universitari di sociologia dei comportamenti e dei consumi alimentari. Ma poi…
“Mano mano che lo scrivevo è diventato un modo per parlare anche ai miei colleghi degli uffici stampa, parlare ai giornalisti e soprattutto parlare anche ai clienti senza i quali noi non lavoreremmo, ai quali ho voluto far capire qual è il vero ruolo dell’ufficio stampa, come puoi sfruttarne al meglio l’impegno, quello che puoi fare e quello che deve evitare.
Quindi diciamo che prende un po’ tutto il nostro mondo, tutto lo scacchiere complesso della comunicazione agroalimentare.”
la copertina del libro pubblicato da AGRA Editrice
Comunicare il vino, ma comunicare in senso lato. Ci sono molti aspetti che vengono presi in esame nel libro a seconda dei vari settori e dei vari media e, naturalmente, in modo particolare attenzione all’ufficio stampa, definito da te un vero e proprio anello di congiunzione, un ingranaggio importantissimo. Perché?
“Perché voi dovete immaginare come funziona la vita, il lavoro di un ufficio stampa…
Hai un cliente che deve comunque vendere, perché quello è il fine ultimo di tutto, vendere un prodotto e si rivolge a te perché tu hai gli strumenti che possono aiutarlo.
Il tuo primo strumento è il contatto che hai con il mondo della stampa di settore, in modo tale che quei giornalisti, quei media, quegli influencer possano raccontare quel prodotto, quel territorio, quello che sia. E a quel punto poi arriva l’ultima parte che è però quella più importante che è il consumatore, è il pubblico che deve premiare quella comunicazione e la prende appunto acquistando questi prodotti.
Quindi tu hai, diciamo, tutta una serie di cose da far funzionare e da allineare. Le esigenze del tuo cliente, le esigenze della stampa che molto spesso non sono perfettamente allineate a quelle del tuo cliente e quelli che sono i desiderata del pubblico, a volte anticipando quelle che sono le tendenze, spiegandole al tuo cliente e poi trasformandole in comunicazione per i giornalisti”.
Stefano Carboni, docente universitario e comunicatore nel settore agroalimentare
Si è passati in pochi anni dalla macchina da scrivere al computer . La comunicazione ed i suoi strumenti sono, insieme e di conseguenza, velocemente cambiati fino al più recente avvento dell’intelligenza artificiale.
Come valuti questa evoluzione e cosa ti stupisce maggiormente di queste recenti novità?
“Sicuramente, in questi ultimi anni con l’avvento dell’intelligenza artificiale io che sono, di un’altra generazione rimango colpito da quello che si riesce a produrre in questo modo.
Però, come spiego nel manuale ma anche in tutti gli incontri, nulla può sostituire quello che noi diamo dal punto di vista umano, perché il nostro è un lavoro fatto soprattutto di relazioni, di rapporti, di conoscenza, di fiducia.
Quindi è ovvio che un’intelligenza artificiale ti può dire qual è il percorso più furbo, più immediato per arrivare a un certo risultato, ma non ti può dare gli strumenti da utilizzare per arrivare a quel risultato. Quello rimane un fattore umano che assolutamente è fondamentale e, come ho detto ad un mio cliente, il termine esatto, e più appropriato dovrebbe essere intelligenza artigianale, perchè ci vuole tanta artigianalità per svolgere questo lavoro”.













