Riparte martedi prosssimo, il 10 novembre, la nuova edizione di BTO, la Be Travel Onlife 2026 che per due intense giornate, alla stazione Leopolda di Firenze, farà il punto e soprattutto indagherà sulle prospettive dell’innovazione nel turismo.
Temi ghiotti ed attualissimi quelli legati al veloce evolversi degli strumenti legati alle attuali strategie come, in primis, l’intelligenza artificiale che interviene nei processi legati alla ricerca e alla prenotazione dei viaggi. Ma, come è naturale, focus anche sulle nuove comunità di viaggiatori che stanno ridisegnando, dal canto loro, il mercato turistico internazionale, nonchè attenzione alle nuove scelte di destinazioni e alle assortite richieste ed offerte legate al sempre crescente turismo enogastronomico.
Un’ampia panoramica della due giorni della imminente BTO la troviamo nella videointervista che il suo Direttore Scientifico Francesco Tapinassi ha rilasciato ad AndandoVedendo.
la videointervista a Francesco Tapinassi
Direttore, una nuova edizione di BTO, molto focalizzata sull’invasione dell’intelligenza artificiale, come cambia la scelta del turista, come cambia l’offerta, come cambiano le cose nel mondo del turismo?
“Lato domanda, quindi viaggiatore, l’intelligenza artificiale risponde ad un bisogno di semplificazione nella ricerca dei risultati, quindi qualcosa che pensa per noi e che ci dà in teoria la miglior risposta possibile rispetto alle domande classiche di chiunque viaggi, cosa andare a vedere, dove andare a mangiare, che tipo di esperienza andare a fare.
E un sistema che di fatto non è altro che un’evoluzione delle tecniche di ricerca tradizionali.
Ha alla base tutta l’infinita quantità di dati che abbiamo messo a disposizione di questi strumenti, e prova a darmi una risposta più semplice, meno faticosa nella sua elaborazione.”
“Siamo però ancora di fronte ad una soluzione che innanzitutto ha come limite quello di trovare le informazioni soprattutto in rete. Quindi se in realtà sei una destinazione meno conosciuta o un museo meno noto di altri non sarà facile per l’intelligenza artificiale metterti in evidenza.
E questo è un punto molto importante per le destinazioni: il cambiamento del tono della narrazione rispetto ai modelli tradizionali.
Fra l’altro non siamo completamente sicuri che quella risposta sia in effetti la migliore.
Per me quello che abbiamo e proviamo ad esporre anche in BTO è l’idea che di fatto i sistemi non siano altro che una personalizzazione massificata. Abbiano inserito inconsciamente la clientela in tribù a cluster e quindi rispondiamo sulla base di una serie di informazioni che hanno raccolto sulla persona che pone la domanda” continua Francesco Tapinassi.
“E questo è il tema un po’ su cui siamo andati come main topic off bit.
Da un lato il desiderio di fare qualcosa che gli altri non fanno, un po’ fuori dal coro, quindi la personalizzazione.
Dall’altro un sistema che prova a standardizzare e a omologare le risposte sulla base, appunto, di tribù che ci vengono in qualche modo attribuite, in cui entriamo inconsciamente a far parte senza saperlo.
E’ un dibattito, come dire, interessante, che pone una serie di domande anche rispetto alle sfide delle imprese.
Per questo abbiamo un po’ di analisi, un po’ di ricerche sui fabbisogni reali, soprattutto del sistema hospitality, per comprendere qual è la tendenza. Quello che emerge in maniera chiara è comunque un forte disorientamento”.
Francesco Tapinassi prosegue con un esempio di facile comprensione anche per i non addetti ai lavori.
“È come se fossimo di fronte ad un fenomeno che ci viene raccontato come rivoluzionario, come un cambiamento epocale, ma di cui alla fine gran parte delle persone non hanno pienamente compreso gli effetti.
Questo si abbina anche ad una dimensione, anche questa molto italiana, che è il ricambio generazionale perché gran parte delle aziende italiane familiari sono gestite dalla prima generazione, quindi nemmeno dai nonni.
E quest’idea che magari il nipote di 20 anni sia molto più informato di loro su questi strumenti semplicemente perché sono nativi digitali. E un po’ di slapping non è così facilmente applicabile nel mondo reale”.
“Quindi, come vedete, sono tanti argomenti.
Come spesso succede in BTO, partendo da un termine, in questo caso addirittura l’abbinamento di due concetti, poi tutto il programma viene costruito e si evolve seguendo un po’ questo fil rouge, ma in realtà esplorando tante diverse sensibilità e bisogni soprattutto della domanda e dell’offerta”.
Sensibilità e bisogni però, come sembrano confermare gli studi e gli interessi, soprattutto dalla parte del turista, sono basati su destinazioni ed esperienze…
“Beh, sì, questa osservazione sul turismo esperienziale è un po’ un must che però, insomma, secondo me c’è sempre stato.
Il viaggio in realtà è una somma di esperienze, è sempre stato così, l’abbiamo solo un po’ meglio definito e soprattutto forse abbiamo capito che sarebbe bene che dialogassero tra di loro”.
“L’esempio più clamoroso è proprio il food & wine, cioè la ristorazione.
Di solito non rientra nei servizi turistici e in realtà è parte integrante dell’esperienza di un viaggiatore.
Tanti luoghi e tante persone vanno per scoprire il territorio attraverso le tradizioni culinarie e quindi la narrazione e la messa a disposizione di una reale cucina del territorio è un punto determinante per il successo di una destinazione.
È un’esperienza. Non si viaggia solo per andare a mangiare, ma si viaggia anche mangiando. Quindi è importante tutto questo.
Se il territorio non risponde in maniera corretta, questo produce degli effetti abbastanza drammatici”.
Francesco Tapinassi, direttore scientifico di BTO
“L’esempio più clamoroso da questo punto di vista è la gestione delle colazioni.
Sta diventando uno standard internazionale con prodotti congelati sostanzialmente identici, che non hanno quasi nessun rapporto con il territorio che ci ospita, e questo in realtà poi non viene apprezzato, in realtà non è gradito per nulla.
Le persone vorrebbero qualcosa di «local».
Se la struttura, l’impresa del territorio non è in grado di offirlo, perde una grande occasione…
Speriamo che anche le analisi di AI sui desideri dei viaggiatori consentano di migliorare la qualità dell’offerta complessiva, proprio perché si capisce meglio che cosa le persone vorrebbero davvero”.
Ma la tecnologia entra in questa edizione del BTO anche con un simpatico aspetto. Quale?
“Fra le tante cose curiose quest’anno avremo la presenza dei cani robot che sono verranno un po’ istruiti sul programma di BTO e faranno quello per cui sono nati, accompagnare le persone.
Ecco l’idea anche in questo caso di un’intelligenza applicata ad uno strumento, ma che rende divertente e curioso navigare nell’esperienza vera di BTO”.













