Le archistar non sono certo una invenzione dei nostri tempi. Sono tante le costruzioni strampalate che ci fanno chiedere chi sia l’autore e cosa gli sia saltato in mente.
Per averne prova basta allontanarsi poco poco da Roma e arrivare nella campagna di Palestrina. E’ proprio lì che Giovan Battista Contini, fantasioso progettista del 1600, ha dato forma e sostanza ad un bizzarro disegno geometrico sovrapponendo due triangoli equilateri e poi piazzandoci sopra un esagono irregolare circondato da una terrazza da cui si domina l’orizzonte.
Il “Triangolo” – che anticipa la bizzarria del moderno Flat Iron newyorkese – è il casino di caccia costruito per la famiglia Barberini e lascia a chi lo osserva la libertà di vedere quel che si preferisce: una fortezza inattaccabile o la prua di un vascello che apre il solco nei campi agricoli circostanti.
Gli interni si rivelano a dir poco inquietanti e sopravvivono a secoli di vandalismo alcune pareti affrescate con vedute a trompe-l’-oeil e pavimenti decorati. Non mancano riproduzioni delle api che sono il simbolo della operosità della famiglia Barberini e si possono ancora notare statue acefale a guardia della terrazza sul tetto.
Il curioso edificio si trova alla periferia di Palestrina, sopra la remota città latina di Praenestae e ora tristemente circondato da costruzioni agricole e capannoni industriali.
L’insolita tenuta di campagna, oggi penosamente in stato di degrado ed abbandono stuzzica chi va a caccia di segreti e di misteri e chi non esita a dare le più incredibili interpretazioni.
C’è chi suggerisce di costeggiare la costruzione, percorrendo un immaginario cerchio che circonda l’edificio. Nel muoversi si ha l’impressione che il triangolo stia ruotando e certamente si resta confusi. Qualcuno ha visto girare in senso antiorario l’altana che è sulla sommità e sono tanti quelli che raccontano di aver sentito cigolii e rumori sinistri, rilevato odori insoliti e strani, notato ombre e persino la presenza di fantasmi e anime dannate.
Il cosiddetto “Triangolo Barberini”, che sarebbe stato realizzato tra il 1660 e il 1669 (anno in cui muore l’architetto), deve alla sua forma una valanga di suggestioni che si rivelano ragionate oppure stravaganti.
Il triangolo si presta alle più diverse sue interpretazioni. I credenti lo identificano come manifestazione grafica della Trinità, mentre gli appassionati di massoneria non mancano di possibili differenti abbinamenti.
Rappresenta il fuoco, l’acqua e – a seconda dell’orientamento – la terra o l’aria. Nel contesto massonico è chiamato “delta” come la quarta lettera dell’alfabeto greco che scritta maiuscola ha proprio quella forma… Qualcuno aggiunge che il numero tre sarebbe il numero del cielo ed indicherebbe le fasi dell’evoluzione mistica: purificazione, illuminazione, congiunzione con Dio…
Le suggestioni portano ad immaginare addirittura presenze spettrali e ci sono gruppi di persone che sfidano la loro paura per raggiungere quella località nell’intima speranza di vivere una esperienza da brivido.
Chi invece si accontenta di un opera di sicura originalità architettonica non deve far altro che arrivare a destinazione seguendo le consuete indicazioni di Andando Vedendo.
Come cantava Enzo Jannacci “per vedere l’effetto che fa”.












