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LA PIETRA DELLA MEMORIA: IL TRAVERTINO A TIVOLI

by Maria Teresa Lamberti
18 Dicembre 2025
in Viaggi
1
LA PIETRA DELLA MEMORIA: IL TRAVERTINO A TIVOLI
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Tappa pressoché obbligata ai tempi del Grand Tour, la splendida cittadina di Tivoli è forse una delle vittime predestinate del turismo mordi-e-fuggi, della fretta di onorare l’anno Santo, della comunque storica preponderanza della ricca, sfavillante e vicinissima Roma (pur con i suoi noti ed insopportabili difetti) nelle scelte dei visitatori.

Rispetto alle pur importanti mete culturali ed artistiche che la circondano Roma riesce ad imporre i suoi primati, ma quelle pur famose e più trascurate località che hanno davvero contribuito a far nascere, crescere e far grande la Capitale, come Ostia Antica o, appunto Tivoli, devono certamente ed doverosamente essere conosciute a fondo e rilanciate nei programmi turistici di chi visita il nostro Paese.

Tivoli, ad esempio, è presente ad ogni passo, ad ogni sguardo nel panorama romano. Con il suo prezioso travertino ha segnato la storia di questa e di molte altre città del mondo: nel passato, nel presente, fino alle attuali committenze per la creazione di avveniristiche costruzioni che dalla Cina agli Emirati giungono alle aziende di questo territorio.

La storia del travertino che si estrae a Tivoli è affascinante. E conoscerla ci riporta in tempi remoti, prima ancora della nascita di Roma dove, poi, fu proprio quella pietra luminosa, bianca, quel “lapis tiburtinus” a rappresentare la potenza e l’importanza di monumenti ed edifici. Presente, ovviamente, nella stessa Tivoli, per esempio con i templi di Vesta, il Mausoleo dei Plauzi, il ponte Lucano (quest’ultimo presentato dall’archeologa Fabiana Marino nel video in chiusura di questo articolo).

E, appunto, a Roma, dove basta citare due degli edifici più famosi al mondo come il Colosseo e il Colonnato del Bernini in Piazza San Pietro.

Un vero viaggio attraverso i secoli, quello del travertino, a riprova delle sue caratteristiche intrinseche di resistenza, duttilità, e capacità di rappresentare e sapersi adattare alle diverse epoche storico – artistiche ed al genio di  architetti o scultori.

Ma restiamo a Bernini. Non solo il colonnato ma anche fontane e altro ancora. E non lontano dalle cave, in località Fosse di Guidonia, è ancora in piedi, benché sopraffatto dai segni del tempo, il casale Bernini che deve appunto il suo nome al passaggio dell’illustre Maestro.

Lo aveva progettato lo stesso Bernini e si trovava proprio lì, alle cave, per scegliere il miglior travertino per la realizzazione dell’eterno abbraccio del colonnato di San Pietro.

Piccola e deliziosa curiosità. Scrutando una delle pareti della costruzione, quella rivolta verso la Capitale, si nota ancora adesso, una piccionaia, tana dei volatili impiegati da Bernini per inviare disegni a San Pietro e dalle maestranze per comunicare, quasi in tempo reale, all’artista intento alla costruzione a Roma, particolari, misure ed altre fondamentali informazioni tecniche sul travertino che mano a mano veniva estratto e quindi spedito a Roma. Nel casale, infatti, riposavano gli operai addetti alle estrazioni nella cava.

Sono le cave la grande ricchezza di Tivoli. E il travertino ne è la pietra identitaria, costituita da sedimenti calcarei di origine pleistocenica, la cui formazione  richiede quindi millenni di sedimentazione e stratificazione di determinati minerali che sono composti principalmente di carbonato di calcio. Tutto questo processo avviene all’interno di una falda acquifera, costituita da acque albule o sulfuree.

Una storia che parte da lontano.

L’estrazione del travertino risalirebbe, secondo le fonti, fin al IV sec, a.C. ma ebbe alterne fortune, nel corso dei secoli, a causa degli straripamenti dell’Aniene e delle Acque Albume. Fu soprattutto nel 500 che si tornò all’attività di estrazione grazie al prosciugamento delle paludi della zona.

Da lì, passando per il nuovo impulso alle attività estrattive ed al ricorso a questa pietra duttile, e luminosa dato dal governatore di Tivoli, Ippolito II d’Este,che il travertino riprese a brillare, protagonista nei monumenti non solo a Tivoli ma nella Capitale e altrove. E si deve proprio al Cardinale il nome che identifica ancora oggi le cave, ossia Cave del Barco. Infatti egli fece dell’agro tiburtino la sua riserva di caccia che venne soprannominata Parco, poi storpiata in “Barco”, nome utilizzato appunto per indicare la sede delle cave.

Non allontaniamoci da Tivoli, dalle opere architettoniche che nel tempo vi furono realizzate, dalle sfarzose ville ai templi dell’Acropoli, dai vari monumenti sepolcrali, prima fra tutti, la Tomba dei Plauzi importante famiglia dell’antica Roma.

Tivoli si presenta interessantissima ed in ogni suo scorcio rivela il legame forte con questa pietra carica di memoria.

E il travertino non poteva mancare nel Tempio di Vesta, sull’acropoli – davvero suggestiva – di Tivoli. E’ certamente uno dei templi più ritratti nell’iconografia che riguarda la città.

Come in un quadro, quel che resta del tempio circolare con il basamento coperto di travertino, sembra arroccato e si mostra quasi in equilibrio tra gli orridi scavati dal fiume Aniene ( dove la leggenda vuole ci fosse la porta dell’inferno) e il verde profondo che copre le alture intorno.

Accanto, in questa acropoli sospesa, l’altro tempio rettangolare che risale al II sec a.C. probabilmente dedicato alla Sibilla o a Tiburno. In reatà le fonti storiche sono molto carenti e le attribuzioni del culto al signolo edificio appare tuttora incerta ma la maestosità ed eleganza del sito lasciano a bocca aperta ogni turista.

Per continuare nel viaggio della memoria di cui è testimone il travertino non possono mancare le visite al Ponte Lucano ed al Mausoleo dei Plauti.

Si scende quindi dall’acropoli per avvicinarsi alla strada che conduceva (come ora) a Tivoli, la Tiburtina. Ed era proprio la vista del ponte,  un tempo interamente coperto di travertino, che anticipava l’arrivo imminente in città.

Oggi, di tanto splendore rimane ben poco ma certo ripaga la vista del vicino Mausoleo  luogo di sepoltura del console Marco Plauzio Silvano, un ricco tiburtino chiamato anche Lucano, da cui poi prese il nome anche il ponte.

Il Mausoleo, che ha una forma simile al Sepolcro di Cecilia Metella a Roma, ha una struttura abbastanza integra ed ha conservato in parte il suo rivestimento in travertino.

Tutto il complesso, la vista che se ne ricava anche a distanza è tuttora suggestiva. Lo era, come è noto, anche per i viaggiatori settecenteschi del Grand Tour che rimanevano colpiti dalla mole cilindrica che campeggiava sulla riva dell’Aniene e dal ponte che visivamente appariva collegato. Anche in questo caso, era questa immagine una delle più rappresentative di Tivoli e del suo territorio, in cui si sono cimentati raffinati e noti artisti.

Oggi Tivoli è una meta che riesce davvero a soddisfare i desideri dei turisti più esigenti perché riesce ad offrire un turismo immersivo ed emozionale in un’atmosfera culturale, in un ambiente che in molti tratti ricorda un set cinematografico anche per ricchezza ambientale e naturale.

Una piccola esplorazione storica e tecnica per scoprire i segreti del marmo di Tivoli

l’archeologa Fabiana Marino illustra il Ponte Lucano nel corso di una visita a posti curiosi di Tivoli che non sempre rientrano nei circuiti turistici

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Comments 1

  1. Maria Grazia Colombari says:
    1 mese ago

    Molto interessante..non si finisce mai di imparare..grazie per questo articolo che ci fa ripercorrere la storia di Tivoli , cittadina che merita certamente una visita

    Rispondi

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