Avrei voluto scrivere subito, un po’ come hanno fatto tutti quelli che gli volevano bene, ma proprio non ci sono riuscita.
Sono ormai passati molti giorni da quando Carlin Petrini ci ha lasciato. Lasciato con un grande vuoto, un senso di smarrimento, un vuoto come quello che si prova quando un amico se ne va. E davvero era un amico, o forse uno zio, grande, affettuoso e pieno di idee e racconti fantastici. Che, però, unico quasi, nel suo caso diventavano reali.
Di lui conservo tanti ricordi. Tra gli ultimi, avergli riservato, con una certa dose di orgoglio, l’onore ed il piacere di riaprire le varie edizioni di Mary Pop, il mio settimanale radiofonico dove parlavo, tra l’altro di enogastronomia.
Ogni anno gli chiedevo di partecipare, di inaugurare con me una nuova stagione… Chi meglio di lui? Con la sua forza, la sua saggezza, la sua simpatia e la sua competenza da grande vecchio sul più antico discorso dell’umanità, quello legato al cibo, al nutrimento…
Mai cattedratico, anzi. Sempre pronto a coinvolgerti ed a farsi coinvolgere, a chiacchierare come tra vecchi compagni, simpatico sempre.
La notizia che Carlo Petrini se ne è andato ha avuto un effetto strano. Mi è sembrato che qualcuno avesse pigiato il tasto di un immaginario videoregistratore e mandato indietro il filmato della vita.
Per puro caso, una sera, rincasando ad Acqui Terme, scopriamo che Petrini sarebbe stato ospite d’onore nel teatro cittadino per ritirare un premio.
Mia suocera, sua grande ammiratrice, approfittando della mia non pianificata visita mi chiede “Tu che lo conosci bene, me lo puoi presentare?”.
E’ facile immaginare calca e confusione all’Ariston e l’inidoneità di una simile occasione per fare convenevoli, ma ci proviamo.
Sono trascorsi esattamente 20 anni, ma il ricordo è nitido ed indelebile.
Io lo seguivo già da tempo, spesso proprio in Piemonte in occasione di quella fantastica intuizione che era Il Salone del Gusto, dove riuscì a riunire comunità da tutto il mondo.
Ci affrettiamo per raggiungerlo, complimentarci per il Premio Ambiente della Città di Acqui che gli stavano per consegnare, ulteriore riconoscimento per il suo libro “Buono, pulito e giusto” slogan e manifesto della sua filosofia.
I fotogrammi di questa sequenza si fanno rapidamente sempre più nitidi e vedo Carlin che quando mi avvicino mi saluta e mi abbraccia.
Ero con mio marito e “donna Vittoria” e quella scena è veramente indimenticabile. Ci ha travolti col suo affetto, ci ha dimostrato una felicità per l’incontro imprevisto che mai avremmo potuto sospettare e prevedere. Ci ha abbracciati con l’entusiasmo di uno scolaretto che, al suo primo voto alto, mostra il suo trofeo.
E i discorsi, e i ricordi, e i racconti con mia suocera, quasi coetanea, nel ripercorrere tempi andati ed un Piemonte antico…
Ecco, era così. Uno spasso, colto e modesto, e soprattutto una persona con un cuore grande.
E’ volato in cielo. Lo ha fatto lentamente, quasi volesse rispettare i ritmi che secondo lui dovevano scandire l’alimentazione e la vita.
A pensarci bene non abbiamo perso “Carlin” perché ha lasciato un pezzo della sua purezza in ciascun di noi, quasi avesse voluto trapiantare nell’intera umanità una sorta di bussola capace di orientare non solo a tavola ma nelle vicende di tutti i giorni. Le radici contadine trasfondono il grande rispetto della terra e lui ne è stato uno dei più delicati ed autorevoli testimoni, una specie di evangelizzatore laico che – pur non credendo in Dio – ne era consapevolmente il miglior ambasciatore.
Mi sento fortunata per aver avuto il privilegio della sua amicizia e per aver potuto condividere con tutti gli ascoltatori le vibrazioni positive che Carlo Petrini riusciva a diffondere attorno a sé.
Determinato come solo certi piemontesi sanno essere e irriducibile sognatore, ha scelto la difficile missione di far qualcosa per salvare il pianeta, partendo dalle piccole cose quotidiane e ingaggiando sfide che riteneva impossibili solo per chi non avesse sufficiente desiderio di frenare il declino della civiltà. Alla globalizzazione dei mercati ha saputo contrapporre il valore identitario di quel che la terra poteva dare senza alchimie a dispetto della natura: una catechesi che ha portato avanti per una vita, incurante delle spinte industriali e del vento contrario che soffiava sempre più forte.
Da lassù continuerà a guardare cosa combiniamo. Mi raccomando. Non possiamo deluderlo.















parole dolcissime per una persona dolcissima
raramente capita di leggere qualcosa che è stato scritto davvero con il cuore, e non le solite finte lacrime…
Carlin Petrini resterà con noi e in noi.
E questo ricordo ci aiuterà a sopportare il dolore di averlo perso!
Non lo conoscevo personalmente, ma dalle tue parole mi appare
una bella persona, buona, pulita, giusta…di quelle che dovremmo avere vicino tutti i giorni.
veramente un bel ricordod di una persona eccezionale