Con la barca Cetacea di Sergio Casali ho fatto una magnifica gita lungo le coste algheresi e ci siano soffermati avanti alla spiaggia del “Lazzaretto” che prende il nome da un’antica torretta. Deriva dalla sua originaria funzione sanitaria che per secoli è stata fondamentale per la salvaguardia della salute pubblica nel bacino del Mediterraneo. La denominazione “Lazzaretto” evoca, intuitivamente, controlli, quarantene, altre misure preventive che sembrano appartenere a un lontano passato. Non dimentichiamo il periodo covid e altre “quarantene” recenti per episodi virali. Fortunatamente oggi non sono all’ordine del giorno. Per lunghi periodi storici fu una questione di vita o di morte per le popolazioni costiere.
Il lemma “lazzaretto” deriva da San Lazzaro, il Santo biblico protettore dei lebbrosi e degli ammalati; indica specificamente le strutture sanitarie destinate all’isolamento ed al controllo di persone provenienti da zone considerate epidemiologicamente pericolose.
Storicamente nacquero nel Mare Nostrum, nel basso Medioevo; l’incremento del commercio marittimo generò la veloce diffusione di malattie molto contagiose, all’epoca mortali, quali peste, colera, tifo e febbre gialla in diversi porti.
Quando le grandi epidemie flagellavano periodicamente l’Europa e il bacino del Mediterraneo, in questo luogo sorgeva un lazzaretto perfettamente funzionante, organizzato secondo i più avanzati criteri sanitari dell’epoca. La struttura era strategicamente posizionata per sfruttare diversi vantaggi logistici e sanitari fondamentali; sufficientemente vicina al porto di Alghero per un efficace controllo delle imbarcazioni in arrivo ma abbastanza isolata per evitare rischi di contagio con la popolazione urbana. L’isolamento geografico, garantito dal mare, rappresentava una barriera naturale per contenere eventuali focolai epidemici; la presenza di sorgenti d’acqua dolce nelle vicinanze assicurava l’approvvigionamento idrico o per le operazioni di quarantena.
Il controllo sanitario era estremamente rigoroso e dettagliato. Le navi provenienti da porti considerati “sporchi” o “sospetti” dalle autorità sanitarie locali erano obbligate ad ancorare fronte spiaggia e attendere l’autorizzazione prima di proseguire verso il porto principale. I capitani dovevano presentare alle autorità sanitarie la “patente di sanità”, documento che certificava le condizioni igieniche del porto di provenienza e lo stato di salute dell’equipaggio e dei passeggeri al momento della partenza.
Durante il periodo di quarantena, variante dai venti ai quaranta giorni, a seconda della gravità dell’epidemia in corso e del rischio sanitario valutato, passeggeri ed equipaggi rimanevano rigorosamente isolati nelle strutture costruite sulla spiaggia. Queste costruzioni, realizzate principalmente in legno e materiali facilmente smaltibili in caso di contaminazione, erano progettate per ospitare temporaneamente decine di persone mantenendo le necessarie condizioni igieniche. Se contaminate venivano date alle fiamme.
L’organizzazione della vita quotidiana durante la quarantena seguiva regole precise e inderogabili. Gli ospiti ricevevano cibo, acqua e medicine attraverso un sistema di consegna che prevedeva il mantenimento di distanze di sicurezza tra il personale sanitario e le persone in isolamento. Piccole imbarcazioni si avvicinavano alla spiaggia a una distanza prestabilita, depositando i rifornimenti in punti specifici che venivano raggiunti dai quarantenati dopo che i “fornitori” si erano allontanati.
Le merci trasportate dalle navi subivano trattamenti di “purificazione”. Tessuti, pellami e altri materiali organici venivano esposti per giorni a fumigazioni intense con erbe aromatiche, aceto, zolfo e altre sostanze considerate disinfettanti. I metalli venivano lavati con acqua salata e aceto; le spezie e altri prodotti alimentari subivano controlli olfattivi e visivi prima di essere dichiarati sicuri.
La spiaggia del Lazzaretto è conformata come una piccola insenatura naturale quasi perfettamente circolare, protetta da formazioni rocciose calcaree che creano una sorta di piscina naturale con acque sempre calme e trasparenti.
L’acqua qui ha una colorazione turchese particolarmente intensa, dovuta alla presenza di sabbia bianca sul fondale e alla purezza delle acque. La trasparenza consente di osservare il fondale anche a profondità considerevoli.
Numerose specie di uccelli marini nidificano nelle rocce circostanti: gabbiani reali, cormorani e, durante le migrazioni stagionali, anche fenicotteri rosa che sostano nelle lagune vicine per riposarsi durante i loro lunghi viaggi tra l’Europa e l’Africa.
Il fondale della spiaggia del Lazzaretto conserva testimonianze del passato. Sono stati rinvenuti frammenti di ceramiche dell’epoca del lazzaretto, resti di piccole imbarcazioni utilizzate per il trasporto dei passeggeri in quarantena e alcune ancore di ferro risalenti al XVIII secolo. Questi reperti sono conservati nel museo civico di Alghero e raccontano la storia di questo luogo, crocevia di speranze e paure per migliaia di viaggiatori.
La vegetazione costiera che circonda la spiaggia è caratterizzata da piante particolarmente resistenti alla salsedine. Aromi intensi si mescolano con la brezza marina creando i profumi caratteristici della macchia mediterranea costiera.
La ricchezza botanica ha reso la spiaggia del Lazzaretto un’area di interesse naturalistico protetta; la raccolta di piante e fiori è severamente vietata per preservare un patrimonio biologico unico.















Bellissimo!
La descrizione è perfetta e riesce a trascinare il lettore vicino al poveri malati inguaribili e ascoltare le loro sofferenze, fa sentire le onde del mare e si aspetta la nave con gli alimenti tanto desiderati.
Complimenti!❤️
articolo ben scritto e capace di far venir voglia di raggiungere subito la Sardegna!
complimenti sinceri!
Questo racconto mi ha portato indietro nel tempo, quando andavo proprio su quella spiaggia con i miei genitori.
Grazie per avermi regalato una bella emozione.
Efisio