Sembra di vederle, quelle romantiche donne inglesi, dipinte e descritte certo in modo stereotipato, ma di sicura riconoscibilità nell’immaginario collettivo di tutti noi. Sembra di vederle, chine sulle loro preziosissime e rarissime piante di rose col viso in penombra sotto le falde di cappelli di foggia campagnola
Sembra di vederle, ma stavolta lasciamo il regno di Sua Maestà britannica per tornare a casa nostra ed ammirare l’operosa passione di tante donne che curano le loro profumate piante. Di più, le leggiamo le accompagniamo nelle loro attività per ben 365 giorni. Come in un diario. Come in un’agenda, per la precisione l’Agenda della Giardiniera 2026.
Un itinerario nella natura, una passeggiata su carta ed attraverso i mesi dell’anno. Sì, perchè questo pregevole libricino a cura di Nicoletta Campanella editto da Nicla Edizioni è, in realtà, qualcosa di unico. E’ un diario da scrivere, giorno per giorno, ma anche un vero e proprio libro da leggere. Campanella che ne è l’autrice, l’anima dell’iniziativa anno dopo anno, sceglie per ogni edizione un tema diverso, un fil rouge che accompagni le descrizioni botaniche a argomenti legati alla natura, alle splendide rose. E, con aria sbarazzina ma con profonda competenza, (come mostra la videointervista in calce all’articolo), descrive eccellenze come la rosa Centifolia, simbolo di lievità a dispetto dei suoi 100 petali dalle infinite sfumature dal rosa al ciclamino, oppure la rosa ‘Chapeau de Napoléon’, un nome dovuto alla sua forma che ricorda l’iconico tricorno indossato dall’Imperatore o ancora, la Bullata che vanta non solo un fiore molto grande ma una forma che ricorda un cavolo
L’agenda però non ci guida solo tra una informazione ed una nozione di giardinaggio, una foto, un richiamo a famose ville e curatissimi giardini.
Nicoletta Campanella
Come ogni anno Nicoletta Campanella affianca alla botanica, alle tradizioni del mondo verde un tema diverso,un fil rouge che attraversa le pagine, le arricchisce e le completa con narrazioni curiose ed interessantissime . Quest’anno la scelta è caduta sui cappelli. Da quelli da lavoro che proteggevano da sole e calura nel lavoro dei campi fino a quelli elegantissimi di nobildonne che testimoniavano i diktat della moda e lo status sociale.
Non solo simbolo di eleganza della nobiltà di tempi passati o accessorio necessario nei campi o in ricchi e profumati giardini
Ma un testimone trasversale tra diverse classi sociali che diventa, nel racconto dell’agenda di Campanella, un tema intrigante, uno strumento che consente di attraversare la società dei decenni passati da un livello all’altro fino a considerare il cappello come accessorio assolutamente democratico, sul capo di contadini, signore intente a curare le proprie piante, distinti gentiluomini, dame dell’alta società elegantemente vestite
La sezione dell’agenda dedicata ai cappelli è davvero ricca, curiosa, interessantissima. Corre attraverso il tempo, incanta con foto storiche e racconti affascinanti.
Corre attraverso il tempo, incanta con foto storiche e racconti affascinanti.
Tutti ruotano intorno ai cappelli e a chi li indossava. Dalla contessa Mary Gayley Senni cui si deve la realizzazione del Roseto di Roma, che indossava i classici cappelli da giardiniera degli anni ‘ 40 con tesa e corona larga durante il suo indefesso lavoro di ibridazione degli iris nella villa di Gottaferrata, alle regine ed alle dame ritratte in momenti di feste e celebrazioni con i loro straordinari cappellini.
Del resto, il cappello è stato il pioniere del made in Italy nel mondo! Così scrive infatti Nicoletta Campanella quando ripercorre la gloriosa storia del “cappello di paglia di Firenze” nativo, per la verità, della zona di Signa dove le donne, le famose Trecciaiole intrecciavano fili di paglia con cui realizzare i cappelli. Talmente belli che i Granduchi di Toscana ne facevano omaggio ad altri regnanti perché erano eccellenti manufatti e testimoni del territorio.
E fu proprio l’ingegno artigianale di quelle donne a rappresentare uno dei primi lavori femminili retribuiti, ed un primo esempio di emancipazione delle donne . La storia, avvincente della manifattura raffinata di questi copricapo, vere icone di stile, è riportata con grande passione e dovizia di particolari dai racconti di Angelita Benelli , presidente e socia fondatrice dell’Associazione Museo della Paglia e dell’intreccio Domenico Michelacci a Signa. Oggi il museo resta a baluardo di una maestria e produzione uniche mentre la storia prosegue con altri successi .
Una lettura interessante, dunque, non una semplice agenda: tanto di cappello!












mi avete dato una ottima idea per un regalo di Natale!
🙂
Le dinne creative che lasciano il segno hanno Ingegno, abilità e fantasia. Risultato eccellente