La medicina termale non può fare a meno della ricerca, che ha ruolo propulsivo in tutte le fasi terapeutiche, dalla prevenzione alla cura e alla riabilitazione.
Abbiamo avuto l’opportunità di parlarne con tre personaggi di spicco del panorama medico e scientifico, raccogliendo la sintesi di una interessante giornata di studio che presso il CNR ha radiografato l’interessante percorso evolutivo dell’intersezione tra le Terme e il mondo della ricerca.
la videointervista a Marina Lalli, Nino Cartabellotta e Renzo Iorio
Marina Lalli, Presidente di FoRST – Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale, ha subito sottolineato lo stretto vincolo che lega il termalismo alla sanità.
“Il sistema termale è un alleato del sistema sanitario nazionale da tanti anni. Va però ovviamente capito che siamo in un contesto oggi di medicina moderna che chiede evidenze, chiede validazioni, chiede tutta una serie di giustificazioni sul perché determinate cure fanno bene e altre no.
E quindi in questo senso è importantissimo che noi continuiamo a collaborare con il mondo scientifico. Forst è nata proprio per questo, ha un suo comitato scientifico, finanziamo ricerche a sostegno. Ma adesso dobbiamo fare un passo in più, non solo limitarci a finanziare, ma anche mettere in rete, perché un vero studio scientifico intanto ha senso e a valore se riesce anche a cambiare la clinica. Ed è quello che noi dobbiamo riuscire a fare mettendo tutto il sistema termale a servizio della ricerca scientifica”.
la Presidente di FoRST Marina Lalli
Nino Cartabellotta, medico specialista in Gastroenterologia e in Medicina Interna, presidente della Fondazione GIMBE, che dal 1996 promuove l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni politiche, manageriali, professionali che riguardano la salute delle persone, ha fatto capire che “i motori sono accesi” e la macchina si è avviata…
“Io oggi ho proposto alla FoRST un’agenda per la ricerca che tenga conto di quelle che sono oggi le criticità metodologiche della ricerca nelle cure termali.
Speriamo si possa avviare anche una proficua collaborazione per aumentare la qualità della ricerca all’interno di queste prestazioni che di fatto rappresentano un presidio importante del servizio sanitario nazionale”.
il Presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta
Marina Lalli non esita a indicare quali siano le evidenze maggiori e i campi di applicazione.
“Le evidenze maggiori noi finora le abbiamo avute più che altro nel mondo della otorinolaringoiatria, che è uno dei nostri primi mondi di applicazione, però veramente tutte le aree toccate all’interno di uno stabilimento termale trovano una validazione in ambito scientifico ogni volta che si va a fare una ricerca approfondita. E adesso ci si sta concentrando molto sulla riabilitazione, riabilitazione motoria e respiratoria, ambito in cui abbiamo avuto risposte molto importanti.
Bisogna guardare avanti e la medicina termale deve produrre evidenze scientifiche più robuste, al di là delle singole pubblicazioni scientifiche che e documentino quello che è il valore per la medicina termale su esit importanti per il paziente, anche su potenziali risparmi per il servizio sanitario nazionale. Oggi le prestazioni di medicina termale devono essere considerate al pari degli altri interventi sanitari, ma è chiaro che servono robuste manifestazioni di efficacia così da inserirle nei percorsi di prevenzione, di cura e riabilitazione in maniera stabile”.
il Presidente di Federterme Renzo Iorio
Renzo Iorio, Presidente di Federterme (l’Associazione di Confindustria cui aderiscono gli imprenditori di settore), chiarisce il ruolo ineludibile della certificazione dei risultati sperimentali, della loro ufficializzazione, della dimostrazione della concreta utilità delle terapie termali.
“E’ un lavoro che con FoRST stiamo sviluppando e sostenendo: occorre sempre più una documentazione dell’efficacia di queste cure, della anche capacità di essere efficienti per il sistema nazionale in termini di spesa e anche mei cambiamenti di modalità di vita che in qualche modo si stanno instaurando nel tessuto sociale generale del nostro Paese. Pensiamo che anche lo smart working e l’evoluzione della anzianità media delle persone fanno sì che oggi possano venire meno anche quei vincoli di durata e di luogo esterno alla propria residenza, alla propria attività normale, limiti che in qualche modo penalizzavano magari la scelta di una cura termale rispetto a una cura di chimica e di sintesi.
Quindi in questo senso il lavoro che stiamo facendo anche con il recentissimo accordo firmato con la Conferenza delle Regioni per il prossimo triennio mira proprio a salvaguardare e a lavorare insieme per rendere i sistemi della sanità termale qualcosa di sempre più accessibile ed efficace per tutti i cittadini”.
un momento del convegno “Medicina termale nel SSN. Il contributo della ricerca tra prevenzione, cura e riabilitazione” tenutosi il 1° luglio 2026 al CNR
Viene spontaneo chiedere se sia ragionevolmente ipotizzabile un allargamento delle patologie che possono essere prese in carico dal Sistema Sanitario Nazionale per le terapie di natura termale.
“Un allargamento? Sicuramente.” risponde Cartabellotta. “Quello che è importante è che anche nelle indicazioni dove adesso diciamo le prestazioni sono a carico del servizio pubblico una migliore definizione delle tipologie dei pazienti, soprattutto rispetto a quella che è la durata dell’effetto, perché noi oggi conosciamo poco rispetto a quali sono i pazienti che beneficiano al meglio… Tutto questo al di là della patologia singola osteoarticolare, muscoloscheletrica, broncorespiratoria o quant’altro, che però ovviamente non è desumibile da quelle rientranti nella ricerca attualmente pubblicata. Serve, quindi, maggiore conoscenza sui pazienti che beneficiano realme nte su sintomi importanti di quelli che sono i trattamenti di medicina termale.
Quindi una solida evidenza garantisce sicuramente la presenza all’interno della del sistema dei livelli essenziali di assistenza”.
E’ importante quel che ribadisce il Presidente di Federterme Renzo Iorio.
“Tutto il sistema del termalismo italiano è saldamente inserito nel sistema sanitario nazionale storicamente e anche con tutte le evoluzioni che la regolamentazione e le tematiche anche di budget generale del del dello Stato hanno in qualche modo imposto nel corso degli anni”.
Un’ultima domanda la facciamo al dottor Cartabellotta, cui chiediamo quali patologie possono trarre beneficio dalla medicina termale.
“Sicuramente diverse forme di artrosi, la fibromialgia, malattie respiratorie, malattie cutanee quale la psoriasi, la insufficienza fosacronica. Il problema però di base è sempre lo stesso. Gli studi sono piccoli, difficilmente replicabili, quindi bisogna consolidare questa ricerca e renderla applicabile a tutti i centri.
Spesso non si conosce nei dettagli qual è la tipologia di acqua, il numero di cicli… quindi si tratta di ricerca sicuramente valida, ma che va rinforzata rispetto anche alla possibilità di produrre evidenze multicentriche che siano in qualche maniera rappresentative delle varie realtà termale del nostro Paese”.















Molto interessante