Se gli antichi greci l’avevano chiamata Enotria, una ragione ci sarà stata..!
Con questo nome, successivamente associato alla penisola intera, in verità si indicava la Calabria, abitata fin dall’età del bronzo da una evoluta civiltà enoica che seppe , nei secoli, tramandare e far valorizzare vitigni autoctoni giunti fino a noi.
Eppure non tutti associano la Calabria alla produzione del vino Né ne conoscono le varietà, le peculiarità dei vitigni, o la complessità di climi, suoli e paesaggi di un territorio che da vita a produzioni diversificate ed identitarie, specchio di una natura che si esprime quasi in modo contraddittorio stretta com’è in spazi non vasti, dove con pochi minuti di auto dalla montagna si raggiunge la costa, anzi due distinti tratti di mare che toccano la penisola.
un momento dell’evento “Calabria, la storia nel calice” tenutosi a Palazzo di Ripetta a Roma
Produzioni che riflettono dunque differenze di colori, profumi, intensità, come ha sottolineato – nel corso della videoservizio visibile qui sotto) uno dei protagonisti della cornucopia enologica calabrese come Paolo Ippolito.
Paolo Ippolito
Voci diverse, dunque, ma rappresentate in un nuovo racconto enologico che la Calabria ha saputo intraprendere negli ultimi anni.
Una comunicazione che vede attiva l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese ARSAC con la Regione Calabria.
Insieme hanno presentato una ricca e completa panoramica di circa 100 vini di eccellenza nell’evento “Calabria, la storia nel calice” a Palazzo di Ripetta a Roma una degustazione dove i produttori hanno incontrato operatori del settore.
E’ interessante ascoltare Michelangelo Bruno Bossio che spiega l’impegno dell’ARSAC per promuovere il gioiello vitivinicolo della Regione Calabria.
Michelangelo Bruno Bossio
Il racconto del vino ha seguito una precisa divisione in dieci areali distinti, ognuno dei quali si caratterizza per storia e vocazione. Ma , lasciata la distinzione geografica, il percorso si è snodato dalle bollicine e i bianchi fermi, ai rosati, dai fortoi rossi ai passiti.
Il tutto accompagnato da assaggi di prodotti tipici calabresi dai formaggi stagionati in grotta ai saporitissimi salumi fino alla dolcezza di conserve di bergamotto e cedro, prelibatezze servite dalla chef Federica di Lieto.
Federica Di Lieto
Chi vuol conoscere le tante sfaccettature di una Calabria enogastronomia inesplorata può vedere il filmato in chiusura di articolo e scoprire che quella porzione del nostro Paese non è solo meravigliosa per avere un mare unico al mondo, ma anche uno scrgno di mille prelibatezze per il palato.














davvero molto interessante
La chiacchierata nel filmato consente di conoscere una Calabria nuova e imprevista…
La chef nella intervista racconta che non è vero che la cucina calabrese è obbligatoriamente piccante, ma i veri appassionati di Nduja e peperoncino non sono assolutamente d’accordo!!!!!
Viene tanta voglia di andarci!
La cuoca Di Lieto è carina e simpatica ma deve essere di origini valdostane perché non ama la cucina piccante e questa è una cosa gravissima e imperdonabile
VIVA LA CALABRIA!