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LAS TRONAS, IL CASTELLO SUL MARE E LE NOTTI DELLA DOLCE VITA

by Giuseppe Bodi
24 Giugno 2026
in Viaggi
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LAS TRONAS, IL CASTELLO SUL MARE E LE NOTTI DELLA DOLCE VITA
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Alghero al tramonto è qualcosa di spettacolare.

Approfittando della barca Cetacea di Sergio Casali, ho potuto ammirare il palazzo color avorio che si erge sulla scogliera, con le sue torrette e le sue merlature; sembra un castello uscito da una fiaba.

È “Villa Las Trònas”, uno degli edifici più amati e fotografati di Alghero, costruito su un promontorio bagnato dal mare su tre lati.

Il nome deriva dall’idioma catalano di Alghero: “les trones”, sono i pulpiti. Alghero è anche conosciuta come “Barceloneta”, la piccola Barcellona.

In città si usa ancora il catalano, parlato da circa un quinto della popolazione nella variante locale.

Un posto unico nell’isola. Il nome è stato coniato dai pescatori locali. A loro appariva con la forma delle tribune nelle antiche basiliche. “Trona” suona anche come trono. Quelli veri sono giunti sul promontorio della cittadina.

La storia della villa inizia intorno al 1880, quando Alessandro, terzo Conte di Sant’Elia, fece costruire un casotto di caccia.

L’aristocrazia di fine Ottocento scopriva il fascino dei bagni di mare, e questa penisola isolata, raggiungibile solo via acqua, era il luogo perfetto per sfuggire dal mondo. Suo figlio, Don Luigi Arborio Mella, quarto Conte di Sant’Elia, trasformò il casotto in castello. Era Gran Maestro delle Cerimonie di Corte di Vittorio Emanuele III, uno degli uomini più vicini ai Savoia.

Tra il 1918 e il 1920, su impulso della moglie, l’aristocratica inglese Lady Rosamond Marke Wood, la villa venne trasformata in un vero castello neogotico: torri merlate, bifore, mura che scendevano direttamente sul mare. Don Luigi ottenne persino il permesso di costruire moli privati sul demanio marittimo, nonostante il parere contrario del comune di Alghero.

Aveva creato un principato privato, inaccessibile, sospeso tra il cielo e l’acqua.

Tra gli ospiti più illustri di Don Luigi vi erano i Romanov, i quali venivano ad Alghero per lunghi soggiorni, lontani dai riflettori d’Europa.

Per ringraziare il Conte della sua totale discrezione, le principesse russe gli donarono due sontuosi salotti completi in stile impero. Arredano ancora la Sala Rosa al piano terra della villa. Sono sopravvissuti alle due Guerre Mondiali e al crollo di due dinastie. Oggi si può gustare un aperitivo su una poltrona che apparteneva ai Romanov.

I legami con la monarchia italiana erano ovviamente profondi. I Savoia erano ospiti frequenti; la tradizione algherese ricorda i soggiorni del Principe di Piemonte Umberto e della Principessa Maria José, ultimi sovrani d’Italia. Si narra che amassero affacciarsi dalle terrazze nelle ore del tramonto, quando il sole scende dietro il profilo di Capo Caccia e accende il mare di rame e di oro. Lo spettacolo che ho ammirato dal mare.

Il capitolo più poetico di questa villa lo scrisse un ospite che non era né un re, né un principe. Nell’estate del 1944 la villa era stata requisita come sede del comando aereo alleato. Tra i piloti di stanza nella base di Alghero-Fertilia c’era Antoine de Saint-Exupéry, scrittore e aviatore francese, autore del best seller Piccolo Principe.

Frequentò questa costa negli ultimi mesi della sua vita, affascinato dalle falesie di Capo Caccia e dal silenzio assoluto del mare di Alghero nelle notti di luna.

Antoine de Saint-Exupéry

Il 31 luglio 1944 decollò da Fertilia per una missione di ricognizione e non tornò mai più. Nessuno ha mai trovato il suo aereo. Forse è ancora tra i fondali di questo mare. Nel Parco di Porto Conte, esiste un museo interamente dedicato a Saint-Exupéry e al suo ultimo volo.

Con la fine della monarchia la villa cambiò vita. Nel 1959 fu venduta dalla famiglia Sant’Elia e, nel 1961, riaprì come hotel di lusso, uno dei primi della Sardegna, circa dieci anni prima che nascesse la Costa Smeralda.

I nuovi proprietari sopraelevarono l’edificio, aggiungendo un intero piano, ma ne preservarono l’anima: i pavimenti originali, i lampadari d’epoca e gli arredi siciliani in stile barocco che si mischiarono all’austerità neogotica sarda; qualcuno l’ha definita la doppia insularità del lusso.

Negli anni Sessanta la villa divenne il quartier generale del cinema internazionale.

Proprio qui, sulle falesie di Capo Caccia che si vedono all’orizzonte, vennero girate le scene del film “Boom!”. I protagonisti erano Elizabeth Taylor e Richard Burton, la coppia più famosa e tormentata di Hollywood. I due occuparono le suite più prestigiose della villa e divennero leggendari per le loro notti ad Alghero: champagne, discussioni appassionate, un modo di vivere talmente sfarzoso che ancora oggi gli algheresi più anziani li ricordano con affetto e con un sorriso.

Quando il sole scende dietro Capo Caccia e tinge d’oro le pietre della villa, Las Trònas torna a essere ciò che è sempre stata: un castello sospeso sul mare, che da oltre un secolo veglia su chi naviga queste acque.

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